Noi siamo fatti della stessa sostanza dei sogni... W. Shakespeare

martedì 14 febbraio 2012

Rubrica: "Scrittori Emergenti"



HO DECISO DI DEDICARE UN ANGOLINO DEL MIO SPAZIO LETTERARIO AGLI 

"SCRITTORI EMERGENTI" 

PRESENTANDOVI IL LORO LIBRO 
E  
- SE SONO FORTUNATA -

LA LORO INTERVISTA!


Oggi  ho il piacere di ospitare una scrittrice, 
Patricia Daniel 
che nel 2011 ha pubblicato un romanzo con la casa editrice Ciesse Edizioni,
 intitolato“L'Elastico Viola”.

di
Patricia Daniels
Editore: Ciesse Edizioni
Pubblicazione: 2011
Genere: Drammatico
256 pag.
Prezzo: 16,00 euro

Storia vera, raccolta dai protagonisti e raccontata con intensità. 

Un romanzo di piuma e di piombo.

Il racconto di un amore estremo e di un estremo dolore.

La perdita dell’innocenza e il baratto con la morte.

CONTENUTO:

Affidate dal tribunale dei minori ad un severo collegio di suore, due sorelle vengono subito separate. Sara, sei anni, si prende cura della sorella Elena, di soli tre anni. Per assicurarla che non la lascerà mai sola, anche se vivono in dormitori separati, nasconde sotto il cuscino di Elena un chiaro segnale: l’elastico viola che racchiudeva la coda  di capelli di Sara, subito tranciata dalle abitudini disumane delle suore.
Le due sorelle riescono però a trovarsi nei momenti di ricreazione e Elena stringe sempre al dito, come simbolo di un destino comune, l’elastico viola che era stato il messaggio del primo giorno. Le tante ragazze sfortunate del collegio trovano nell’amicizia un aiuto per lottare contro i soprusi delle suore e trascorrono momenti, anche divertenti, scoprendo il loro corpo e il bisogno di affetto e di evasione. Sara però vive nel silenzio un dramma tutto suo quando il padre, stranamente riemerso, per un lungo periodo la porta in macchina sulle colline, e successivamente a casa, per abusare di lei.
Nonostante il disgusto di questi gesti violenti che rasentano la paura del vivere, Sara si costruisce un carattere ferreo e deciso sino a trasformarsi in un punto di riferimento non solo per la sorella ma anche per le amiche più timide. Raggiunta l’adolescenza le due sorelle vengono riportate dalla madre in una casa molto bella, ma il suo nuovo marito deluderà le due ragazze: “Non chiamatemi papà”, dirà.
Le sorelle crescono nella stessa casa ma il loro rapporto, anche se diventa più maturo e più intenso, lascia intravedere due diversi destini: Sara più disinibita resta capace di controllarsi, Elena più protetta, rimarrà sempre ingenua. A quindici anni Elena resta incinta e incomincia il suo dramma: privata della bambina, (dalla madre)  inizia il suo cammino verso la droga, il carcere e un’altra maternità. Sara vive  momenti di grande esuberanza, ma il suo istinto vitale la salva.
Le vie delle due sorelle continuano comunque a intersecarsi, alla ricerca di momenti di dolorosa comprensione. Quando Sara, ormai donna, accetterà di diventare madre, arriva la notizia drammatica: Elena è morta di overdose. Sarà Sara ad affrontare il viaggio verso una città lontana per adempiere alle formalità di rito.
In un borsone trova le ultime cose di Elena: un maglione troppo grande, biancheria sporca e, come un ultimo saluto, un telefono spento avvolto in un elastico viola.



LEGGI LE PRIME 20 PAGINE IN ANTEPRIMA "qui"


LINK UTILI:

- "L'Elastico Viola" (Ciesse Edizioni) di Patricia Daniels è ordinabile in tutte le librerie italiane e nei siti di shopping più conosciuti, tra cui IBS e Unilibro.

- Blog dell'autrice: "qui"


L'AUTRICE:

Patricia Daniels è nata a Londra. Vive e lavora a Milano. L’elastico viola è il suo promo romanzo.


TRAILER:



INTERVISTA:

Benvenuta Patricia...sono felice che tu abbia accettato il mio invito.
Inizio con una domanda che rivolgo a tutti, in quanto credo sia importante, fondamentale:


- Perché scrivi?
Perché non riesco a parlare, a dire, come quando invece scrivo. Il pensiero scritto lo “penso” meglio. Non è una vera e propria passione come spesso accade di sentirsi dire. Il  mio è desiderio di mettere su carta ciò che faccio fatica a dire. Soprattutto perché non riesco mai a trovare qualcuno a cui “dire”. Non ho buoni rapporti con l’umanità. Diciamo che raramente riesco a parlarci. Quelle belle parole che esulano dal quotidiano, che ti fanno ancora, nonostante l’età, porre domande alla tua mente. Nei confronti di ciò che siamo e del perché. Non è nostalgia degli anni ’70, dove tutti i giovani si chiedevano il perché dell’esistenza umana. È proprio che non si parla più e quindi scrivo.

-          Hai deciso di parlare nel tuo romanzo di una storia vera, molto profonda e toccante, come mai?
È una storia che tocca in modo particolare la Famiglia. Ciò che oggi ne resta. La solitudine della famiglia quando viene a mancare la serenità tra i genitori. I figli sono ciò che i genitori sono. E spesso sono quelli che pagani i grossi conti. Questo è il momento peggiore per i nostri figli, poiché, come in quasi tutte le famiglie, non c’è il rapporto quotidiano con uno dei due genitori. Oggi lavorano tutti e due. E i figli sono spesso abbandonati a se stessi. Bel futuro avranno… e poi tocco il dramma della pedofilia, in questo caso famigliare. È un argomento che mi angoscia oltre che farmi schifo. E di modelli che fanno uso di questi vizi ne abbiamo avuti e ne abbiamo parecchi. No?

-          Una domanda che amo porgere è: come ti sei sentita quando hai scritto la parola fine?
Questo è l’unico libro sul quale ho scritto la parola Fine senza vicino un punto interrogativo. Tipo questo: Fine(?). L’ho già fatto in passato con un altro romanzo che poi ho ritirato dal mercato perché volevo modificarne alcuni punti. Non amo la Fine delle cose. È un tormento per me questa parola. Non la considero neppure una parola ma un incubo. Non ricordo chi ha detto questa frase riguardo la Fine, mi pare Nietzsche, ma approvo totalmente questo pensiero:
… ci vuole presa di coscienza per pensarla, coraggio per dirla, forza per scriverla…
Ricordo bene invece questo passo di Brecht: Chi ai nostri giorni voglia combattere la menzogna e l'ignoranza e scrivere la verità, deve superare almeno cinque difficoltà. Deve avere il coraggio di scrivere la verità, benché essa venga ovunque soffocata; l'accortezza di riconoscerla, benché venga ovunque travisata; l'arte di renderla maneggevole come un'arma; l'avvedutezza di saper scegliere coloro nelle cui mani essa diventa efficace; l'astuzia di divulgarla fra questi ultimi. Tali difficoltà sono grandi per coloro che scrivono sotto il fascismo, ma esistono anche per coloro che sono stati cacciati o sono fuggiti, anzi addirittura per coloro che scrivono nei paesi della libertà borghese.
Per farla breve non scriverò mai più la parola Fine senza un punto interrogativo vicino. Forse non la scriverò mai più.

-          Qual è il tuo genere letterario preferito? A quale autore ti ispiri?
Adoro Truman Capote. Non m’ispiro a nessuno degli autori che amo. Ma lui è un’icona per me. Mi piacciono anche Hornby e Wallace. Il dannato e folle Wallace…

-          Ed infine quali sono i tuoi progetti per il futuro?
Come dicevo sto risistemando un romanzo e ho in cantiere un fantasy-trhiller. Ma vorrei mantenere sempre la profondità delle cose. Mi piace scavare nel profondo. Voglio che i miei personaggi siano maledetti pensanti.

Grazie per il tuo tempo, è stato un piacere, non mi resta che augurarti in bocca al lupo per tutto!
Grazie a te! E crepi il lupo!



3 commenti:

  1. complimenti per il sito! e grazie a te per l'intervista :)

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  2. Complimenti all'intervistatrice ma soprattutto a Patricia. Fammi sapere se ti interessa anche una recensione su sololibri.net!

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  3. @Librini: Ti ho mandato un messaggio attraverso il sito sololibri.net
    M'interessa...fammi sapere!
    Ciao^_^

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